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Manifestare è una forma di sovranità!

Immagine del redattore: Fuori RegistroFuori Registro

Aggiornamento: 6 giorni fa


La libertà di manifestare è uno dei pilastri di ogni democrazia moderna. Le manifestazioni, intese come riunioni pacifiche di persone per esprimere dissenso o proporre cambiamenti, rappresentano uno strumento essenziale per dare voce a istanze spesso ignorate: dalla marcia su Washington del ‘63, dove Martin Luther King pronunciò il celebre discorso “I have a dream” per denunciare il razzismo e chiedere uguaglianza e libertà per tutte le persone, alle proteste contro il regime di Mubarak, a piazza Tahrir nel 2011, esse hanno segnato momenti di svolta nella storia globale.


In Italia, la possibilità di manifestare pacificamente è stata sancita definitivamente dalla Costituzione Repubblicana del 1948. L’articolo 17 stabilisce che “i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi”. Sebbene non menzioni esplicitamente il diritto di manifestare, questo articolo riconosce il diritto di riunirsi e di esprimere pubblicamente il proprio pensiero. Questo diritto, oggi ritenuto fondamentale, è frutto di un lungo percorso storico. Durante il regime fascista, infatti, qualsiasi forma di protesta o dissenso era severamente repressa. Manifestare era non solo vietato, ma perseguito con brutalità dalle forze di polizia, in linea con la politica autoritaria del regime. Solo con la caduta del Fascismo e l’avvento della Repubblica fu avviato un processo di democratizzazione che restituì agli Italiani la possibilità di esprimersi pubblicamente senza temere ritorsioni violente.


Negli anni ‘60 e ‘70, le manifestazioni in Italia diventarono uno strumento cruciale per il cambiamento sociale. Gli studenti universitari e i lavoratori guidarono grandi movimenti, chiedendo un’istruzione più accessibile e riforme sociali; nonostante ciò, non mancarono episodi di violenza che rappresentarono l’emblematico rapporto conflittuale tra Stato e movimenti studenteschi.


La libertà di manifestare è oggi protetta anche dall’articolo 21 della Costituzione, che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Questo diritto garantisce non solo la possibilità di esprimere idee, ma anche di mobilitarsi collettivamente per rivendicarle.


Nonostante il riconoscimento costituzionale, il diritto di manifestare è talvolta limitato con metodi discutibili. Nel mese di novembre 2024, al Politecnico di Torino, una protesta studentesca contro l’aumento delle tasse universitarie si è trasformata in uno scontro fisico tra studenti e forze dell’ordine. I video circolati online mostrano agenti che usano i manganelli contro manifestanti disarmati, alcuni dei quali sono rimasti feriti.


Episodi simili erano già avvenuti nel 2022, quando la protesta per la morte di Lorenzo Parelli, studente in alternanza scuola-lavoro, fu repressa con violenza a Torino. Le immagini di studenti manganellati suscitarono forte indignazione, portando il Presidente Mattarella a scusarsi pubblicamente, sottolineando che l’uso della forza contro studenti disarmati è incompatibile con i principi costituzionali della Repubblica.


Gli episodi di repressione, anche se giustificati come misure per garantire l’ordine pubblico, minano il valore della libertà di manifestare. Difendere questo diritto significa permettere a ogni cittadino, a prescindere dall’età o condizione, di esprimere pacificamente il proprio dissenso. Come sottolineato dalla Costituzione, “la sovranità appartiene al popolo” (art. 1) e manifestare è una delle forme più alte di questa sovranità. È fondamentale che le istituzioni italiane prevengano nuovi episodi di violenza, promuovendo il dialogo tra studenti, forze dell’ordine e autorità per evitare che le piazze diventino teatri di conflitto.


La difesa della libertà di manifestare non è solo una battaglia per il presente, ma una garanzia per il futuro della democrazia, non solo quella italiana.

A cura di Elisa Mazzella

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