Il futuro è nei funghi
- Fuori Registro
- 13 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 26 feb
Tra migliaia di scenari distopici ipotizzabili, il primo che affiora nella nostra mente è sicuramente quello di un mondo dominato dai robot. Ciò che, tuttavia, potrebbe risultare insolito è pensare di porre questi a stretto contatto con forme di vita organiche. Eppure, la possibilità di una relazione tra i robot e i funghi esiste e non è così lontana nel tempo.
Attraverso recenti studi, portati avanti dalla Cornell University americana, è stato possibile sfruttare delle particolari proprietà del micelio dei funghi: in questo caso, i Pleurotus eryngii (meglio conosciuti come “Cardoncelli”), per controllare il movimento di due modelli diversi di robot: il primo con cinque arti flessibili, che ricorda la forma di una stella marina, e il secondo con ruote.

All' interno di questi modelli, è stato fatto crescere il micelio, un sistema di filamenti simili a radici, che lo rende in grado di rispondere all’ambiente circostante, grazie alla capacità del fungo di generare segnali elettrici e alla sua sensibilità alla luce: è proprio attraverso questi segnali che il micelio riesce a controllare il movimento del robot in cui è inserito.
I funghi non amano le radiazioni dei raggi ultravioletti, perciò, quando vengono esposti alla luce, inviano degli impulsi a un'interfaccia che, di conseguenza, attiva le parti mobili del robot, dette "attuatori", permettendogli così di spostarsi dalla luce.

Questo è solo l'inizio di quella che potrebbe rivelarsi essere una grande scoperta!
Il segreto per portare il progetto ad un punto di svolta è riuscire a rendere l'interfaccia in grado di reagire ad altri stimoli, come per esempio agli agenti chimici presenti nel suolo. Ciò permetterebbe di creare un robot dotato di sesto senso e capace di reagire autonomamente con l'ambiente.
Rendere i biosensori in grado di distinguere stimoli più specifici è dunque il prossimo step di questo progetto, che aprirebbe le porte su una vasta possibilità di utilizzi diversi per questi funghi-robot. Potrebbero essere usati, per esempio, in agricoltura, per indicare la quantità di fertilizzanti necessaria per le coltivazioni o la presenza di sostanze tossiche nel terreno.

Un altro possibile utilizzo è in ambito marino, come robot subacqueo che possa controllare la flora marina o la barriera corallina. L'essere costituito da materiale biologico giocherebbe a favore di questo fungo-robot, che è sicuramente più sostenibile e inquinerebbe meno l'ambiente.
Il progetto è ancora in via di sviluppo, ma rappresenta già una prospettiva positiva verso un futuro all'insegna dell'ecosostenibilità in cui tecnologia e natura si fondono.
Se, oggi, un fungo può dare vita ad un robot che autonomamente risponde e si adatta all'ambiente, cosa ci si può aspettare dal futuro?
Michela Auretti Mellozzi
Aurora Fallovo
Alessandra Parasmo
Comentarios