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ANGELO BRANDUARDI: il menestrello senza tempo

“Io nacqui anticamente, o forse ieri..." canta Angelo Branduardi ne "La serie dei numeri" e forse è proprio questa frase a racchiudere l’essenza della sua musica: un ponte tra passato e presente, tra fiaba e realtà, tra poesia e melodia.


Nato il 12 febbraio 1950 a Cuggiono, vicino a Milano, Branduardi è un cantautore, violinista e polistrumentista che ha saputo intrecciare sonorità medievali e folk con una sensibilità unica, incantando generazioni di ascoltatori. Con canzoni come “Alla fiera dell’est”, “Confessioni di un malandrino” e “Il dono del cervo”, ha dato voce a storie antiche e senza tempo, guadagnandosi l’appellativo di "menestrello della musica italiana".


Fin dai suoi esordi, Branduardi ha cercato un linguaggio musicale capace di evocare atmosfere perdute, fondendo la musica medievale e rinascimentale con il folk celtico, germanico e mediterraneo. "La mia musica è un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, cercando di riportare alla luce melodie e testi dimenticati”. Questa ricerca ha dato vita a un repertorio straordinario, dove la tradizione si rinnova in ogni nota. In “Cogli la prima mela”, per esempio, riecheggia la saggezza antica del "carpe diem":


"Cogli la prima mela, cogli la prima che ci sarà,

cogli la prima mela, cogli la prima e non aspettar."


Le sue canzoni sono vere e proprie narrazioni in musica, spesso ispirate alla letteratura e alla poesia. Sergej Esenin, Dante, i trovatori medievali: Branduardi trasforma i loro versi in melodie che sembrano provenire da un'altra epoca. “Alla fiera dell’est” è forse il suo brano più celebre, una filastrocca incantata che si snoda in un cerchio senza fine:


"Alla fiera dell’est, per due soldi,

un topolino mio padre comprò."


Ma c’è anche la dimensione spirituale, il legame profondo con la natura e il trascorrere del tempo. In “Il dono del cervo”, canta il mistero della vita e della morte:


"Io son l’animale che tu hai ucciso,

questo è il mio cuore che ti do."


Questo rapporto con la natura non è solo musicale, ma anche etico e filosofico. Branduardi ha spesso sottolineato l'importanza di vivere in armonia con il mondo circostante, riflettendo questa sensibilità nei suoi concerti, organizzati in ambienti storici e naturali per risvegliare la consapevolezza del pubblico sulla bellezza e sulla fragilità del nostro patrimonio.



Nel corso degli anni, il menestrello ha continuato a esplorare nuove strade, collaborando con artisti di varia provenienza e sperimentando sonorità diverse. La sua discografia, con oltre venti album in studio, è un viaggio che attraversa il tempo senza mai perdere la sua anima; anche quando il suo stile evolve, resta intatta la sua capacità di raccontare l’essenza più profonda dell’animo umano. In “Domenica e lunedì”, riflette sul fluire inarrestabile della vita:


"Domenica e lunedì

mi prenderai e mi perderai."


Ancora oggi, Branduardi continua a incantare con la sua musica, portando la sua arte in giro per il mondo e toccando il cuore di chi sa ascoltare con l’anima. Come lui stesso canta ne “L’apprendista stregone”:


"E domani si partirà,

per un viaggio che forse non finirà".


Un viaggio che, come la sua musica, non ha tempo, perché il suo incanto vive e continuerà a vivere in chiunque sappia lasciarsi trasportare dalla magia delle sue note.



Alessandro Zuccato

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